Proposte

Federico Guglielmo II, passione e mecenatismo

Erede dell’ambiente musicale creato dallo zio Federico il Grande, Federico II di Prussia fu anch’egli appassionato di musica nonché violoncellista dilettante: aveva un proprio gruppo di “cameristi” e una propria orchestra privata che, divenuto re, fuse con quella dello zio sino a raggiungere un complesso di 70 elementi.
Per la sua fama e la sua generosità con gli artisti, molti compositori fecero visita alla corte di Prussia, dedicandogli espressamente alcune composizioni.

Tra i tanti, Haydn nel 1787 gli dedicò i Quartetti op. 50 e persino Mozart, forse nella speranza di ottenere un incarico dal sovrano, scrisse tra il 1789 e il 1790 i tre capolavori noti come Quartetti Prussiani.
La passione del re per il violoncello richiamò a corte i più noti virtuosi dell’epoca come Carlo Graziani e i fratelli Duport, che furono anche suoi insegnanti, e in ultimo Luigi Boccherini, che ebbe l’onore di essere il compositore ufficiale di Federico e per il quale scrisse oltre 150 lavori da camera, fra cui 29 quartetti per archi.

Luigi Boccherini (1743-1805) Quartetto in Re maggiore op. 44 n. 5 
Franz Joseph Haydn (1732-1809) Quartetto in Si bemolle maggiore op. 50 n. 1 
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Quartetto in Fa maggiore KV 590

Maestro e allievi

Franz Joseph Haydn, Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven sono legati da un vero passaggio di testimone nel Classicismo viennese. Haydn ne pone le fondamenta formali, Mozart ne approfondisce l’eleganza e l’intensità espressiva, mentre Beethoven, allievo di Haydn, raccoglie questa eredità e la trasforma, aprendo la strada al Romanticismo.
Franz Joseph Haydn (1732-1809) Quartetto op. 20 n. 4 in Re maggiore
Wolfang Amadeus Mozart (1756-1791) Quartetto in Do maggiore K465 delle Dissonanze
Ludwig van Beethoven (1770-1827) Quartetto op.18 n. 4 in Do minore

Nel segno di Bach

A Vienna, grazie in particolare all’amore del Barone van Swieten per la cosiddetta “musica antica” (cioè le opere in primis di J. S. Bach e di G. F. Händel) si formò un cenacolo di musicisti che si incontravano di domenica per riscoprire i capolavori di un passato contrappuntistico, che aveva perso ormai interesse per il pubblico nelle ultime decadi del Settecento. Mozart fu così coinvolto in questo recupero che diede nuova linfa alla sua scrittura, intensificandola e integrandola con caratteristiche tensioni bachiane.
Il programma proposto intende dunque approfondire quel salone dell’ambasciatore olandese e gli echi bachiani nella scrittura del genio salisburghese e di Haydn, pure grande fautore dell’opera di J. S. Bach e di suo figlio Emanuel.
– Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Adagio e fuga KV 546 in Do minore
– Franz Joseph Haydn (1732-1809) Quartetto in Fa minore op. 20 n.5
– Wolfgang Amadeus Mozart 5 fughe dal Clavicembalo ben temperato di J. S. Bach trascritte per quartetto d’archi, KV 405
Quartetto KV 387 in Sol maggiore

Schubert e il suo tempo

La scelta di accostare due compositori quali Schubert e Onslow che, pur coevi, vissero in luoghi differenti (l’uno a Vienna, l’altro tra Francia e Gran Bretagna), frequentarono ambienti musicali totalmente diversi e le cui vite mai si incrociarono, è dettata dalla profonda affinità di sentimenti e di affetti che la loro musica comunica. Quasi avessero respirato la stessa aria.
– George Onslow (1784-1853) Quartetto in Sol minore op. 46 n. 21
– Franz Schubert (1797-1828) Quartetto in La minore D 804 Rosamunde

Il fascino del minore

Un doppio filo lega i due quartetti che proponiamo: da una parte il profondo interesse che Brahms nutrì per i grandi del passato quali Bach, Händel, Haydn e Mozart – al punto che il maestro collezionò oltre duemila opere originali, tra le quali spiccano proprio i quartetti dell’opera 20 di Haydn; dall’altra le tonalità minori, quelle di Fa e di Do che, come i teorici dell’epoca ben descrivono, posseggono un potere evocativo simile, orientato verso la malinconia profonda, l’amore infelice, il pianto.
Franz Joseph Haydn (1732-1809) Quartetto op. 20 n. 5 in Fa minore
Johannes Brahms (1833-1897) Quartetto op. 51 n. 1 in Do minore

Romanticismo italiano

In un periodo storico in cui la maggior parte dei compositori si dedica alla musica operistica, Stefano Golinelli e Vincenzo Petrali, rispettivamente il più importante pianista e il più celebre organista dell’Ottocento italiano, vengono attratti dalla musica strumentale e ad essa si dedicano con grande entusiasmo.

I due quartetti recentemente scoperti non hanno nulla da invidiare alla ben più conosciuta musica strumentale tedesca e austriaca del tempo e aiutano a colmare il vuoto apparente lasciato dalla produzione cameristica nel romanticismo italiano.
Stefano Golinelli (1818-1891) Quartetto op. 100 in Si minore (1854)
Vincenzo Antonio Petrali (1830-1889) Quartetto in Sol maggiore (1884)